“I cento passi” è un film del 2000 diretto da Marco Tullio Giordana dedicato alla vita e all’omicidio di Peppino Impastato, nato da una famiglia mafiosa, si dissocia dai parenti e come politico e conduttore radiofonico si impegna nella lotta alla mafia nella sua terra, la Sicilia. Peppino Impastato muore nel 1978, nel giorno del delitto Moro. Oscurate dalla tragedia nazionale in atto in quei giorni, la sua storia e la sua tragica fine resteranno ignoti alla massa per più di vent’anni, sino all’uscita del film. (da Wikipedia).
Riportiamo una canzone scritta sull’argomento dal gruppo musicale “Modena City Ramblers”.
I CENTO PASSI
E’ nato nella terra dei vespri e degli aranci,
tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio…
Negli occhi si leggeva la voglia di cambiare,
la voglia di Giustizia che lo portò a lottare…
Aveva un cognome ingombrante e rispettato,
non certo in quell’ambiente da lui poco onorato…
Si sa, dove si nasce ma non come si muore
e non se un’ideale ti porterà dolore…
Ma la tua vita adesso puoi cambiare
solo se sei disposto a camminare gridando forte
senza aver paura contando
100 passi lungo la tua strada!
Allora…1,2,3,4,5,10,100 passi!…
1,2,3,4,5,10,100 passi!…
1,2,3,4,5,10,100 passi!
Poteva come tanti scegliere di partire,
invece lui decise di restare…
gli amici, la politica, la lotta del partito…
alle elezioni si era candidato…
Diceva da vicino li avrebbe controllati,
ma poi non ebbe tempo perchè venne ammazzato…
Il nome di suo padre nella notte non è servito,
gli amici disperati non l’hanno più trovato…
Allora dimmi se tu sai contare,
dimmi se sai anche camminare,
insieme a cantare la storia di Peppino e degli amici siciliani!
Allora…1,2,3,4,5,10,100 passi!
Allora…1,2,3,4,5,10,100 passi!
Allora…1,2,3,4,5,10,100passi!
Allora…1,2,3,4,5,10,100 passi!
(Sarah - 3G)
Riuscire a trovare, scovare o arrestare il mafioso è un lavoro molto complesso che impiega diversi mesi, anni di studi, di ricerche poiché non esiste un vero e proprio identikit del mafioso; non si può infatti capire se una persona è legata ad un’associazione mafiosa o criminale guardando il suo aspetto fisico o il suo modo di vestire.
Giovanni Falcone morì nel 1992 in seguito a uno scoppio di una bomba a Punta Raisi presso l’aeroporto di Palermo con la moglie e la scorta. Paolo Borsellino morì poco tempo dopo in via D’Amelio a Palermo sotto la casa della madre, in seguito a uno scoppio di un’auto con al suo interno una grande quantità di tritolo.
ricordo. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino hanno sacrificato la loro vita per aiutare l’Italia a combattere contro queste organizzazioni criminali. (Elena 3G)
Il problema più grave fu che, quando Arianna era a lavorare nel suo ufficio Antonio, se non era di turno a lavoro, con l’aiuto delle sue figlie, trattava malissimo Aurora: le tirava i lunghi capelli color oro, la picchiava, faceva fare a lei tutti i lavori casalinghi e poi, di peso, la spingeva in cantina.
Antonio entrò per dirle che dopo un’ ora sarebbe dovuta arrivare Arianna. Come Antonio uscì, però Aurora tornò nel suo mondo, dove era felice. Così, quando qualche “familiare” entrava in cantina, Aurora passava per lo specchio e tornava alla normalità, mentre, quando era sola viveva nel “mondo dello specchio”, con la camera da principessa.
una forchetta, un cucchiaio e un coltello parlanti, ma la cosa più straordinario era che potevano camminare, saltare e giocare come i bambini.
in camera si parla!!”
Arrivarono a casa e capirono che il vento è la natura e non bisogna aver paura e restare in casa al riparo dalle correnti.
Questo episodio mi ha fatto riflettere e pensare che quello che mi succede lo devo sempre raccontare a persone fidate che mi possono aiutare come i genitori, i nonni e gli insegnanti.
Parlando alla parente, i bambini le rivelarono tutto spiegandole che era Nettuno, il dio dei mari.
Etna, raffreddato, starnutì e distrusse tutto il paese perché, quando lo produceva, usciva una lava incandescente capace bruciare qualsiasi cosa o essere vivente che si trovava sul cammino.
Arrivata nel punto preciso che indicava la mappa, trovò una macchina da cucire. Questa serviva per “ricucire” il rapporto con una persona alla quale si voleva veramente bene, ma con la quale, per un motivo a noi non noto, si aveva litigato.
quando avevano litigato, andava sempre a scuola da sola e la cosa la rendeva triste. Pensò che tutti i sacrifici affrontati erano niente in confronto all’amicizia che la univa a Martina.
Ninì, mentre è a passeggio, trova tra i cespugli un bellissimo topolino. Decide di portarlo a casa chiedendo prima il permesso ai genitori. Quando lo mostra ai genitori, essi si rifiutano di tenere in casa un “topo”. Ninì sale in camera molto triste e decide di tenere all’insaputa dei suoi genitori il suo bel topolino. La cosa va avanti per mesi finchè la mamma non lo scopre, ma capisce quanto Ninì tenga a quel topo, così decide insieme al papà di farglielo tenere e decidono di chiamarlo GIGIO..gif)
Due fratelli un giorno vennero abbandonati in un vicolo di campagna dai loro genitori; purtroppo sia a pranzo che a cena non avevano altro da mangiare che briciole di pane e quei pochi frutti caduti per terra. E come se ciò non bastasse, ogni sera un furetto veniva a rubare le poche cibarie che rimanevano ai due fratelli. Un giorno un mago, osservando ciò che succedeva, trasformò il furetto dispettoso in mille pietanze che i due fratelli, felicemente, gustarono. Da allora non ebbero più problemi e tutto questo grazie a quel mago gentile.
scuola che era ormai a pezzi. Il paese in cui vivevano era molto povero e la gente litigava anche solo per un chicco di riso. Arrivato il gran giorno, quello della finale, gli alunni non sapevano come arrivare al posto in cui si sarebbe tenuta l’ultima gara di quel torneo. Mentre cercavano un’idea a uno di quei ragazzi si rivelò una fata. Ella, con la sua bacchetta magica, trasformò quegli aridi e paludosi terreni in terreni sani e fertili. Però rimaneva sempre il problema del mezzo di trasporto. A quel punto la fata prese una zucca che era cresciuta all’istante nei terreni bonificati e la trasformò in una limousine che portò la classe al luogo della finale. La scolaresca di quel povero paese riuscì a vincere il primo premio e a ristrutturare la scuola.
In una giornata di sole una classe andò in gita. Andarono in campagna lì vicino ad osservare l’ambiente. Una bimba di nome Chiara si staccò dal gruppo per seguire una farfalla e si perse nel bosco. Camminò per ore e ore finchè vide una zucca al centro di una radura; essa era illuminata da un raggio di sole filtrato dagli alberi. La ragazza si avvicinò e, stanca, si addormentò accanto alla misteriosa zucca. Al suo risveglio, Chiara si ritrovò all’interno della zucca in compagnia di Lola, una piccola fatina arzilla e simpatica.
Tanto tempo fa c’erano due fratelli che erano molto poveri e ogni giorno andavano nel bosco a tagliare la legna. Mentre lavoravano, videro un omino anziano che si avvicinava a loro: era Merlino, il mago dei maghi. Subito il fratello più grande cercò di scacciarlo ma il fratello più piccolo lo accolse nella loro umile dimora. Vedendo la loro povertà e la gentilezza del fratello più piccolo, decise di regalargli un furetto. Gli disse che attraverso il furetto ogni cosa avesse desiderato si sarebbe avverata. Il giorno dopo si seppe la notizia che arrivava in città una principessa. Il fratello più piccolo volle provare il furetto e in un attimo si trovò addosso vestiti d’oro e vicino a lui la principessa. E così il fratello gentile e la principessa vissero felici e contenti.